Due microstorie nel “deserto” di Roma nel ‘700

Roma “Rusticana”: la pietas di un padre del 1750 riscoperta da Pio Cerocchi fra le minute di un’antica confraternita della’Urbe.

L'Avviso

images (1)Nelle mie interminate ricerche negli archivi di Roma e dei territori del suo distretto (ma anche qualcuno al di fuori), mi sono reso conto che è molto arduo farsi un idea di Roma prescindendo dal territorio che la circonda. Certo, la campagna romana e la città hanno due storie distinte anche se intrecciate tra loro; quella della città è più conosciuta, meno l’altra nonostante i tanti studi che storici, archeologi, viaggiatori, antiquari e antropologi gli hanno dedicato a partire dalla prima metà dell’800.

Ma non ho la pretesa di insegnare nulla a nessuno, solo invece quella di raccontare ogni tanto quello che vado scoprendo negli archivi e sui libri che leggo. Ed è così che cito due microstorie vissute da povera gente fuori e dentro le mura della città. Due notizie prese tra le minute dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte con la richiesta di due interventi di carità. Il primo lo…

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Giovanni Lindo Ferretti e l’incredibile incontro con Benedetto

Uniti in preghiera per il Papa Benedetto.

il blog di Costanza Miriano

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di Giovanni Lindo Ferretti*  
È l’accettarne tanto la dimensione di dolore e fatica quanto l’occasione di meraviglia a rendere la vita un dono prezioso che ogni giorno si rinnova. Nel suo mistero, se accettato, c’è la continua quotidiana dimostrazione di cosa significhi conversione, convertirsi. Ho incontrato Benedetto XVI, Papa emerito, mai l’avrei immaginato o considerato possibile fino a quando mi è stato chiesto, in dimensione realistica anche se teorica: – vorresti incontrarlo? -. Un concatenarsi inarrestabile di pensieri e ricordi.

Breve riepilogo. Era cardinale, prefetto della Congregazione della Fede, io vivevo secondo modi e ritmi che più passava il tempo più si rivelavano angusti. Senza soddisfazione. Potevo ricondurre tutte le mie scelte di vita all’impatto adolescenziale con il mondo moderno. «I can’t get no satisfaction» cantavano i Rolling Stones ed io ne fui rapito ma ero cresciuto nella tradizione cattolica, avevo imparato e sperimentato molte cose. Una primogenitura, una…

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Lettera aperta ai genitori che non si separano. Il punto di vista di una figlia

I figli… potessimo sempre guardare al mondo con gli occhi dei figli!

il blog di Costanza Miriano

Abbiamo ricevuto da una lettrice che preferisce rimanere anonima questa bella testimonianza

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Cari mamma e papà,

un giorno per caso, in un raro momento di concentrazione tra le mille incombenze lavorative e soprattutto di cura delle vostre adorate nipoti, sono inciampata in una frase della mia scrittrice preferita che dichiarava :- a chi  mi chiede se ne vale la pena stare insieme SOLO per i figli, io rispondo di sì, che ne vale la pena!- Ho pensato immediatamente a voi e al vostro rapporto di coppia così tanto imperfetto, così conflittuale, nel quale sono cresciuta. Voi che siete rimasti insieme solo per vostra figlia.

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La relazione pro utero in affitto è stata bocciata dal Consiglio d’Europa

Bene così. L’Europa combatte ancora!

il blog di Costanza Miriano

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Parigi – .La relazione pro utero in affitto è stata bocciata dal Consiglio d’Europa, respinto definitivamente grazie a 16 voti contrari (15 quelli favorevoli).

Ha vinto il fronte che denuncia da tempo una realtà tragica già fin troppo documentata in tanti Paesi: i «contratti di surrogazione» schiavizzano le donne che li firmano, riducendo i nascituri nell’oggetto di una intollerabile compravendita della vita.

Un tema scottante sottaciuto nella grande stampa . E’ stato discusso, a porte chiuse, nella Commissione Affari sociali del Consiglio d’Europa, a Parigi, con un controverso progetto di risoluzione, dal titolo “Diritti umani e questioni etiche legate alla maternità surrogata” (che sarà poi votato nell’Assemblea di Strasburgo dal 18 aprile). La relatrice del testo era , Petra De Sutter, ginecologa belga, docente universitaria, nota nel suo Paese come prima parlamentare transessuale, di cui è stato sollevato un conflitto d’interesse in materia, quale responsabile di un Centro per la riproduzione assistita…

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ALLA PRIMA DONNA CHE HO CONOSCIUTO

Alla prima donna che ho conosciuto in vita mia, la signora che c’era dall’altra parte del cordone ombelicale.
Sono nata di sette mesi, e non riuscivo a piangere, ci voleva troppo fiato, ero troppo impegnata a cercare di respirare, attività dove pare non eccellessi. Anche la partenza era stata stentata: avevano attivato i respiro mettendomi alternativamente in acqua fredda e acqua calda. Ho respirato poco e in ritardo e hanno detto alla mia mamma di non prendersela troppo perché ei era giovane e sarebbe sicuramente riuscita ad avere altri figli: io probabilmente non sarei arrivata a sera.
La mia mamma allora ha cominciato a recitare il rosario con un pensiero forse non troppo “razionale ” secondo molti che, finché lei fosse riuscita a ripeterlo io non sarei morta. È andata avanti una decina dopo l’altra, e poi ancora e poi ancora e poi ancora, poi la stanchezza l’ha vinta e lei è crollata, per poi essere svegliata dal mio pianto.
Per tutta la vita fabbrichiamo ossitocina quando sentiamo la voce di nostra madre.
Quando nostra madre muore sappiamo che non c’è più nessuno su pianeta cui interesserà se abbiamo messo la maglia di lana.
Anche quando hai terminato da tempo l’età dell’infanzia, anche se sei amministratore delegato o presidente di qualche cosa di grosso, la tua mamma ti insegue per chiederti se ti sei messo la maglietta di lana.
La maglia di lana è un mitico capo di vestiario che preserva da tutti i mali, dallo scorbuto alla borsite dell’alluce , perché in realtà preserva dal Male in quanto fonde la potenza mistica della cotta di mitril di Bilbo Baggins e quella degli scapolari di San Francesco.
Quindi la giornata di ieri, quella di oggi e anche quella di domani , e perché no quella dopo la dedichiamo alle nostre madri.
A tutte le nostre madri,
imperfette, rabbiose, insopportabili,
magnifiche,
per tutto l’amore che ci hanno dato,
e per quello che non ci hanno dato,
quando erano troppo stanche e troppo disperate per darcelo.
(Dedica dall’Ultimo orco.
E visto che ci siamo lo dedichiamo a tutte, proprio a tutte, anche alle madri cosiddette surrogate, il più immondo arbitrio sulle donne povere, con il voto che trovino il coraggio e la forza per mandare tutti all’inferno, per ribellarsi a questa oscena e terrificante forma di schiavismo, la più atroce dall’inizio di tutti i tempi. I neonati strappati alle loro madri, o se preferite alla proprietaria dell’utero in cui sono stati 9 mesi e di cui hanno condiviso i neurotrasmettitori nel periodo in cui la neurogenesi è al massimo della sua potenza, subiscono un danno epigenetico, un’attivazione permanente dell’asse ipotalamo ipofisi corticossurrene il che aumenta la loro suscettibilità di cancro e malattie autoimmuni.
A tutti quelli che faranno osservare che questi bambini esistono e che è grazie alla maternità surrogata ( la maternità non può mai essere surrogata, porca miseria, il caffè e la panna possono essere surrogati, non la maternità) che esistono rispondo che anche i bambini nati da stupro esistono e che senza lo stupro non esisterebbero. I bambini nati da stupro , se non ricordo male devo aver dedicato a uno di loro un paio di libri, possono essere splendidi, anche se spesso con scompensi gravi sull’identità, e la loro vita è preziosa, questo non beatifica lo stupro, nè lo giustifica, nè lo rende tollerabile.
La verità vi renderà liberi, così ha detto Gesù Cristo.
La verità vi renderà liberi, non il politicamente corretto che è la più totalitaria forma di menzogna imposta.
Silvana De Mari.