Il Family day è roba da laici.

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Di Sr. Roberta Vinerba

Credo che lo Spirito Santo per vie a lui solo note, stia portando avanti, nella Chiesa italiana, il rinnovamento conciliare in merito alla vocazione dei laici. Essi per mandato battesimale hanno un preciso dovere, quello dell’animazione della realtà temporale con coscienza indivisa. Quello che sta accadendo in merito al Family day, ad esempio, va in questa direzione. Sono laici che unendosi a uomini e donne di buona volontà usando gli strumenti leciti della democrazia, scelgono, forti di una antropologia definita, di manifestare davanti al mondo. Non hanno bisogno di nessun mandato esplicito, che peraltro hanno già perché in linea con il magistero cattolico (ribadito puntualmente in diverse occasioni dal Santo Padre). Sta a loro, alla loro autonomia decidere le forme storiche più appropriate per l’esecuzione del loro sacerdozio battesimale. Una sorta di “sorpasso a destra” che non è per nulla non-cattolico ma va anzi nella direzione tanto voluta dal Concilio. Siamo di fronte ad una chiesa di comunione, di circolarità carismatica, e non piramidale dove i laici hanno solo la funzione di eseguire gli ordini dall’alto. Una chiesa nella quale i laici divengono profeti per i pastori e i pastori lo sono per i laici, tutti discepoli dell’unico Maestro.
E’ giusto manifestare al prossimo Family Day, è giusta la protesta nobile e intelligente delle Sentinelle in piedi. Cittadini come tutti di uno Stato che vuole essere di diritto, i cattolici come altri, devono dire la loro nella costruzione del bene comune della città. Piaccia o meno, ma questa è la democrazia, e prima ancora è l’esigenza intima del vangelo. Quando Gesù venne schiaffeggiato NE CHIESE CONTO: perchè mi schiaffeggi? Se ho sbagliato dimostrami in cosa ho sbagliato, altrimenti perché? Gesù stesso davanti all’ingiustizia, prima di stendere le braccia, inerme, sulla croce, prima di consegnarsi, volle indicare una via, quella del rendere conto della giustizia. La violenza del pensiero imposto da una classe finanziaria, editoriale, massmediatica ricca, perversa e radicale, dimentica di ogni misura umana richiede oggi l’esercizio della virtù della fortezza, del coraggio, della creatività. Nonché della fatica della formazione della propria coscienza entro le categorie evangeliche, che sono anche, squisitamente laiche. Per essere sempre pronti e mai quieti, sempre forti e mai aggressivi, sempre nella carità senza mai svuotarla della verità, mai dimentichi che la battaglia non è contro l’uomo, mai contro, ma sempre “per”, anche se non compresi e irrisi e perseguitati.

Appoggio con piena convinzione, in coscienza cristiana formata, come esperta di Dottrina Sociale della Chiesa, la mobilitazione laicale per fermare l’iniqua legge Cirinnà e il liberticida decreto Scalfarotto, convinta che il bene dei bambini, della libertà di espressione, della tenuta sociale della famiglia naturale siano beni umani, prima che esplicitamente cristiani.

Convinta che nessuno vada discriminato per il proprio orientamento sessuale (né per altro), e che i diritti delle singole persone vadano sempre riconosciuti e tutelati. Ma un conto è il diritto pubblico e un conto è il diritto privato. La giustizia sociale è quella giustizia che fa uguali i differenti. A questa giustizia, che una volta anche la sinistra conosceva, faccio esplicito riferimento.
Riguardo all’impegno dei laici nel mondo, riporto le parole della Costituzione pastorale Gaudium et spes al n. 43:
“Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell’una e dell’altra città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo.
Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno.
A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali.
La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.
Contro questo scandalo (95) già nell’Antico Testamento elevavano con veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi.
Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna.
Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l’esempio di Cristo che fu un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio. Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la realizzazione.
Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale.
Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero.
Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e legittimamente.
Ché se le soluzioni proposte da un lato o dall’altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa.
Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune.
I laici, che hanno responsabilità attive dentro tutta la vita della Chiesa, non solo son tenuti a procurare l’animazione del mondo con lo spirito cristiano, ma sono chiamati anche ad essere testimoni di Cristo in ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana”.

8 pensieri su “Il Family day è roba da laici.

  1. no comment, ma una ripetizione famosa dal sito del Meeting Rimini : “Giussani è stato negli anni sempre molto vicino al Meeting. Ha spronato quella gratuità che caratterizza il lavoro dei volontari e soprattutto ha trovato le parole per sostenere gli organizzatori, con i numerosi messaggi in conclusione del Meeting. Indimenticabile rimane il suo augurio che fece alla fine di un suo incontro: “Io auguro a me e a voi di non stare mai tranquilli, mai più tranquilli”.

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  2. Grazie di questo pezzo che ho trovato colto e semplice allo stesso tempo. Vorrei chiederle un chiarimento riguardo al passaggio “la giustizia sociale è quella giustizia che fa uguali i differenti”, perché pur essendo un’ affermazione in generale molto bella e molto vera, non l’ho colta con chiarezza in questo contesto. Grazie mille.

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    1. Lo scritto è di Suor Roberta Vinerba. Ma quel passaggio credo vada interpretato tenendo conto della distinzione fra dimensione pubblica e scelte private nella valutazione dei diritti. Ovvero: giusto riconoscere i diritti ma non rendendo uguale ciò che invece è diverso.

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