Il confine largo

Benigni, Miriano, Adinolfi. Cattolici al tempo di Papa Francesco.

il blog di Costanza Miriano

roberto-benigni-i-10-comandamenti

di Tonino Cantelmi

Roberto Benigni, il comico irriverente, Costanza Miriano, la cattolica col tacco 12, e Mario Adinolfi, il devoto anticlericale: ecco a voi il cattolicesimo di “contaminazione” ai tempi di Papa Francesco. E sì, perché Papa Francesco, colui che insegna con la profezia, ha cambiato il concetto di confine: non più una linea, che separa il di qua e il di la, il dentro e il fuori, ma un territorio, un luogo di mezzo, largo, sempre più largo che attira gli abitanti del centro e quelli dell’extraperiferia, contaminandoli inesorabilmente. Insomma il confine non è più una sottile linea di separazione, ma un grande territorio, espanso ed inclusivo, una nuova agorà.

View original post 497 altre parole

2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 710 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 12 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Il “male minore” porta Male

La dottrina del male minore e il forellino nella diga.

il blog di Costanza Miriano

dito nella diga

di Mario Palmaro   da La Nuova Bussola Quotidiana

“Sta per essere girata una nuova puntata della telenovela cattolica dedicata al cosiddetto male minore. Da una decina d’anni, la dottrina del male minore si è impossessata come un demone di importanti fette del mondo cattolico. In base a questa strategia, i cattolici in politica – e gli organi di informazione e formazione che li spalleggiano – non devono più ‘limitarsi’ (sic) ad affermare i principi non negoziabili opponendosi alle iniziative legislative che li negano, ma devono assumere l’iniziativa legislativa promuovendo leggi che affermano quei principi solo in parte, ma che impediscono l’approvazione di leggi peggiori.[…]

View original post 318 altre parole

ETICA E MODERNITA’ (VIRTUS ET HABITUS)

imgres

Ogni era vive un suo mito della “modernità”. Ogni scoperta e invenzione umana in qualche maniera ne ha rappresentato la storia e il simbolo: così fu per il telefono di Meucci, la lampadina di Edison, il motore a vapore a inizio ‘800 e il volo dei fratelli Wright nei primi anni del ‘900. Ognuno di questi eventi non fu solo un momento di evoluzione tecnologica ma, al pari dell’invenzione medievale del camino e degli occhiali, un segno evidente di discontinuità con le epoche precedenti. Un salto destinato a mutare le abitudini, il costume, il modo di pensare della società del tempo. L’umanità, specie dopo l’immissione nel suo DNA del germe vitale del Cristianesimo, capace di valorizzare la ragione, la dignità e la libertà di ogni uomo, non ha mai smesso di cercare, di inventare, di tentare nuove strade, di progredire. Sia pure con un itinerario non lineare, con frequenti cadute e pericolose deviazioni. Non è un caso che la retorica della modernità abbia spesso fornito alibi per esperimenti che nulla avevano a che fare con il progresso umano – naturalmente orientato al bene comune – ma piuttosto con interessi particolari e asservimenti ideologici.  Senza voler qui ripercorrere la storia in lungo e in largo, nel breve spazio concesso da un elzeviro, ci poniamo così – semplicemente – la domanda se il binomio etica e modernità abbia ancora un senso concorde o se fra di esse si sia ormai costruito un muro insormontabile.

Se etica si riferisce etimologicamente al costume e perciò ai comportamenti personali e sociali, sarà utile fare una breve riflessione sulle virtù e sulla loro ricaduta pubblica. Perché indubbiamente da sempre esiste un piano privato, nel quale fin da bambino si forma e si tempra il carattere dell’uomo e poi un piano, che definiremmo civile, nel quale gli uomini uniti insieme vivono, operano, fanno leggi e compiono azioni. Il perseguimento della virtù, che non è solo frutto di intuizione  e comprensione razionale ma forse ancor più lavoro di costruzione sistematica di buone abitudini – la virtù infatti è come un “abito” che con il tempo si impara a calzare a pennello – è sempre stato il segnale indicatore di una condivisione di intenti capace di unificare i popoli. Giustizia, prudenza, fortezza, temperanza, le virtù naturali ritenute cardine  per la formazione dell’uomo e del cittadino, sono il substrato da cui sviluppano altre applicazioni virtuose, alcune di natura spirituale e soprannaturale, altre invece più di carattere sociale: l’amor di patria, la generosità e la solidarietà sociale, la laboriosità, il rispetto delle leggi …

Una società che nel suo complesso smarrisca il senso comune e condiviso della virtù, non solo perde la capacità di costruire un etica civile che fondi leggi orientate al bene dei cittadini ma rischia seriamente la perdita di identità. In tempi di facili entusiasmi e rapide indignazioni che sorgono e tramontano nel breve volgere di poche giornate, cosa sembra permanere della necessaria tensione morale? Oggi appare “moderno” e contrapposto al “vecchio” una sorta di indistinta approvazione di ogni desiderio individuale. Come se l’unica virtù rimasta sia – in fondo – la spinta estrema verso il superamento del limite: nelle azioni, nelle scelte private, nelle possibilità offerte dalla tecnologia, in ogni campo. Anzi quasi a completare il percorso degli aforismi paradossali di  Bernard De Mandeville, che vedeva nel “vizio privato” il motore della “pubblica virtù”, oggi  vediamo la saldatura totale di quell’idea libertina in voga fra alcune ristrette cerchie di benestanti europei e la sua trasposizione nell’attuale società di massa. Fenomeno che reca come conseguenza un
disorientamento preoccupante.  In sostanza l’idea di modernità perde qualsiasi riferimento all’uomo e al suo bene. Ciò che bene non interessa neppure. Interessa un’astratta esattezza scientifica – identificata con la verità – incapace appunto di orientare, di dare senso.

Sarà forse necessario ripartire da questa voglia di significato, che è insopprimibile nell’uomo, per dare origine a un nuovo patto fra modernità ed etica? Certamente.  A patto di superare però anche la paura della verità, malattia figlia di una decadenza del pensiero occidentale.  L’affermazione della verità non è atto di dogmatismo, contrapposto alla “tolleranza” ma ne costituisce il fondamento proprio come essenza di tutto ciò che esiste. Una modernità che neghi il concetto di verità delle cose, collegando il carattere della verità solo col pensiero, apre le porte alla “volontà di potenza”. Esattamente la tomba dell’idea di tolleranza. C’è da riflettere parecchio, direi in conclusione, anche alla luce di quanto accade nel nostro paese sulla necessità di distinguere fra ciò che è rispondente a un beneficio generale e ciò che non lo è. Fra ciò che vero e ciò che non lo è.

Il Bambino Ardente

Se solo cedessimo all’amore ardente di Dio!

il blog di Costanza Miriano

babeGrazie ad un bellissimo articolo di Antonio Socci (che potete leggere QUI), sono venuto a conoscenza della storia di Robert Southwell,  sacerdote gesuita mandato in Inghilterra nel 1586 come missionario, nonostante il decreto della regina Elisabetta che vietava ai sacerdoti cattolici di soggiornare più di 40 giorni in Inghilterra, pena la morte. Svolse il suo lavoro missionario di sacerdote cattolico come clandestino. Fu denunciato nel 1595 e accusato di tradimento e giustiziato il 20 febbraio 1595 a Tyburn. Beatificato nel 1929, fu canonizzato da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 insieme ai Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles.

 Di Robert Southwell è questa poesia.

View original post 169 altre parole

Dio o Niente: parla il cardinal Robert Sarah

Senza Dio non siamo niente…

il blog di Costanza Miriano

2015-12-17_223153

Il 24 Novembre  2015 nella chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma gli amici San Filippo Neri e dell’Oratorio hanno invitato il Card. Robert Sarah a presentare  il suo libro “Dio o niente”. A moderare l’incontro la Prof. Suor Alexandra Diriart. Questa è la registrazione video della parte della presentazione strettamente legata al libro.

View original post

La bellezza e il sacro

“Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta”.

il blog di Costanza Miriano

scrutondi Roger Scruton
Roma, Auditorium della Conciliazione, 11 dicembre 2009

Definire la bellezza è una di quelle imprese necessarie ma impossibili che i filosofi cercano di evitare. Nondimeno, mi è sempre parso innegabile che scopo e appagamento veri dell’artista siano il creare bellezza, e che la bellezza e la creatività siano aspetti diversi del medesimo cimento. Inoltre, nel creare bellezza l’artista rende gloria alla creazione di Dio. E la bellezza redime ciò che tocca, mostrando come i dolori e le traversie della vita umana siano, tutto sommato, non indegni. Tale è la mia prospettiva, e nel corso della storia altri vi si sono riconosciuti.

View original post 3.706 altre parole

Quei cristiani “più buoni di Gesù” che lo ostacolano

Non esiste una morale per i cristiani e una morale per i non cristiani. La morale esiste come ordine dell’essere, come ordine del mondo

il blog di Costanza Miriano

libro solovievdi Andreas Hofer

C’era da aspettarselo. In tempi come i nostri, carichi di strisciante antipolitica, sono tornati di moda facili slogan tesi a contrapporre l’impegno politico – o prepolitico – alla testimonianza personale. Opporsi alle leggi ingiuste non soltanto è inutile, si dice: è anche antievangelico. Bisogna prima curarsi della salute dell’anima. Solo così, testimoniando la bellezza della fede, potremo persuadere gli increduli. La battaglia culturale, quando non è dannosa, è inutile. Anzi, l’idea stessa che si debba battagliare è una contraffazione del genuino spirito cristiano.

View original post 2.256 altre parole

Ad Assisi dove nacque la spiritualità italiana

Un giorno di dicembre ad Assisi. In compagnia di Chiara e Francesco.

L'Avviso

morte san francescoIn gita a Spoleto e ad Assisi in un giovedì di inizio dicembre con freddo e nebbie che andavano e venivano leggere lasciando intravedere case, strade, alberi e giardini vuoti. Poca gente in giro e nessuno o quasi nelle chiese dove si è fondata la spiritualità italiana. Fermarsi a lungo (a piacimento senza che nessuno dietro aspetta il suo turno dopo il tuo mettendoti fretta) davanti alla vetrina che custodisce le ruvide tuniche di San Francesco e Santa Chiara, le scarpe che lei cucì per i piedi di Francesco già stigmatizzati. E poi la teca con i capelli della santa e il salterio di san Francesco. La calza cucita con sette pezzi per proteggere il santo negli ultimi e malandati tempi della sua vita.

Nella cripta della basilica del santo la sua tomba entro un sarcofago di pietra che ne contiene uno di bronzo con, a sua volta, una teca…

View original post 294 altre parole

Per fortuna c’è l’impero del male!

Altrimenti quanto ci dovremmo preoccupare??

il blog di Costanza Miriano

putin

di Fulvio Scaglione per Famiglia Cristiana

Noi occidentali siamo proprio fortunati! Sappiamo che la Russia è l’impero del male e che, quindi, nulla dalla Russia può venire che non sia menzogna. Pensate che disastro, se non fosse così.

Se non fosse così, dovremmo pensare che la Turchia, un Paese a cui l’Unione Europea, per mano della signora Mogherini (appunto Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dicesi sicurezza!) vorrebbe consegnare 3 miliardi per controllare i confini e impedire che i profughi siriani si riversino verso l’Europa, usa uno dei suoi confini, quello con la Siria, per fare affari con i jihadisti che mettono a ferro e fuoco la Siria, producendo appunto quei profughi.

View original post 532 altre parole